Esposto in procura contro i responsabili dei controlli Fibronit

BRONI. «A cadenza più o meno annuale, veniva allo stabilimento della Fibronit un ambulatorio mobile dell’Istituto Pneumologico di Pavia, per conto dell’Inail, che sottoponeva i dipendenti ad esame schermografico polmonare per l’individuazione di eventuali patologie. Quindi si sapeva e non si faceva nulla». Così scrive l’avvocato Domenico Novarini, legale dei familiari di una delle700 vittime ma anche ex consigliere comunale di Broni nell’esposto-denuncia contro gli enti pubblici che si sono succeduti nel tempo per non aver «percepito e impedito il flagello dell’amianto». «E’ possibile che il ministero della Sanità e la Regione ignorassero le conseguenze terribili connesse alla lavorazione dell’amianto?» chiede Novarini alla procura invitandola ad estendere le indagini e le eventuali imputazioni. Novarini difende i parenti di Giovanni Vidali, morto nel novembre scorso con la sola colpa di aver abitato a venti metri dallo stabilimento Fibronit. «Anch’io sono nato ed ho abitato alla stessa distanza dalla Fibronit per cui posso considerami un miracolato – dice Novarini – Rimane il fatto che come consigliere di Broni ho sollevato a partire dal 29 gennaio 1983 (11 anni prima che la fabbrica chiudesse, ndr ) il problema della dispersione nell’aria dei fumi e delle polveri che gravavano su Broni come una cappa di piombo». E le sue interpellanze in consiglio sono allegate all’esposto. Nell’83 Novarini si sente dire dall’allora sindaco Alessandro Verdi: «Ho avuto assicurazione che i filtri avevano un abbattimento del 98% ma che, non potendo fermare il ciclo continuativo, la fuoriuscita delle polveri è maggiore». Novarini torna alla carica il 21 dicembre ’83 sollevando di nuovo il problema e, a verbale, il sindaco risponde che «è stato richiesto l’intervento degli organi competenti, mentre per il controllo delle emissioni fumose provenienti dalla Cementifera Italiana assicura che si provvederà ad una verifica al più presto, avendo direttamente interessato il competente ufficio dell’Ussl 79 per l’eliminazione dell’inconveniente igienico». Nel marzo dell’85 sempre il sindaco Verdi attribuisce il problema «all’escursione termica che provoca condensa e quindi notevoli masse di fumi». Il 29 novembre ’85 il sindaco è Benvenuta Rossi, ma le risposte cambiano di poco: «Insieme a un ingegnere del Crial regionale sono andata personalmente alla Cementifera. Ho parlato con i dirigenti, ho appunto fatto notare le continue lamentele che vengono dalla popolazione. Ho verificato anche quali fossero gli organismi preposti ai controlli. Ero convintissima che fosse l’Ussl 79, la nostra Ussl, invece è la 77 di Pavia, la quale è l’unica attrezzata. Fa i prelievi e poi li trasmette all’Ussl 79. L’ultimo l’hanno fatto il 26 settembre, ufficiosamente mi hanno comunicato che dal loro prelievo il pulviscolo risulta inferiore alla normativa di legge. Poichè tutti abbiamo dei dubbi abbiamo provveduto a scrivere al Crial per fare dei controlli e all’Ussl 77 affinchè non venga ogni 2 mesi ma più frequentemente. Sperando che non ci debba essere qualche canale di informazione affinchè possano accendere i filtri due giorni prima dell’arrivo dei controlli».

Condividi :

Altri Articoli