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Fibronit, richiesta danni da 20 milioni di euro

È il calcolo dei legali per l’anticipo sugli eventuali risarcimenti dovuti alle famiglie Si costituitiscono come parti civili anche Inail, Osservatorio amianto e Avani
BRONI. Anche l’Inail, l’Osservatorio nazionale sull’amianto e l’associazione Avani si sono costituite parte civile nel caso Fibronit. Ieri mattina, nella sala congressi della piscina di Voghera, si è tenuta la seconda giornata dedicata all’udienza preliminare. Rispetto al 16 aprile, c’erano meno cittadini e uno schieramento di forze dell’ordine decisamente più contenuto. Più si procede nell’iter giudiziario e più la «scena» viene occupata dal giudice, Luisella Perulli, dai pubblici ministeri, Giovanni Benelli e Valentina Grosso, e dagli avvocati. Sia i difensori dei dieci ex amministratori imputati di disastro doloso e omicidio colposo, sia i legali che assistono le parti civili. Ieri, dunque, sono state depositate le ultime costituzioni.
Che vanno ad aggiungersi a quelle di circa 200 cittadini, tra parenti dei lavoratori Fibronit, ex lavoratori dello stesso stabilimento o di società che vi lavoravano o semplici residenti, e alle associazioni, da Legambiente al Wwf a Medicina democratica. Alla prossima udienza, il 14 maggio, il giudice dovrà decidere chi ammettere e chi no. Ma alcuni avvocati hanno già depositato delle memorie dalle quali è possibile tracciare un primo, e necessariamente approssimativo, profilo del processo. O, meglio, di quello che sarebbe il processo se vi fosse il rinvìo a giudizio e una sentenza di condanna. Il calcolo, per quanto macabro, riguarda le somme che potrebbero essere fissate a titolo di provvisionale, ossia di anticipo, sugli eventuali risarcimenti del danno. L’avvocato Domenico Novarini, che assiste una novantina di persone che hanno avuto un lutto o malati in famiglia, ha ipotizzato una provvisionale di 50mila euro per le persone decedute e di 25mila euro per chi soffre di malattie legate alle fibre di amianto. Il procedimento in corso riguarda 320 decessi e circa 120 persone ammalate in seguito all’esposizione ad amianto. Arrivare a una cifra definitiva è difficile, perchè da un lato non tutte le vittime si sono costituite in giudizio e dall’altro, per ciascun deceduto, vi sono due o tre parenti che avrebbero diritto al risarcimento. Una somma ragionevole, dunque, può essere 20 milioni di euro. Il quesito successivo riguarda dove reperire una cifra del genere che, in ogni caso, sarebbe solo un anticipo dell’importo complessivo. Posto che la società è fallita e che gli ex amministratori della Fibronit non hanno comunque a disposizione tanto denaro, la soluzione individuata dai difensori di parte civile riguarda gli enti pubblici che, a vario titolo, avevano il compito di vigilare sulla salute pubblica. Su questo punto, però, vi sono posizioni differenti. Alcuni avvocati, tra i quali Marco Casali e Luca Angeleri, ritengono che enti come Asl, Regione Lombardia, Provincia e Comune di Broni debbano essere citati come responsabili civili nell’eventuale processo. Altri, come lo stesso Domenico Novarini, si sono spinti oltre e hanno chiesto al giudice che disponga una integrazione dell’indagine penale, aggiungendo, ai dieci già presenti, altri imputati da individuare. Novarini, nella memoria che è stata depositata ieri, esclude però di voler chiamare in causa il Comune di Broni e la Provincia di Pavia. Tutto questo riguarda le richieste delle parti offese, in quanto le difese degli imputati non hanno ancora preso ufficialmente la parola. È chiaro che, a fronte di conclusioni tanto disomogenee, il giudice dell’udienza preliminare dovrà giungere a una sintesi. Un impegno che si preannuncia arduo.

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