Caso FIBRONIT, ammesse 200 parti civili

BRONI. Ammessa la quasi totalità delle 200 parti civili private e pubbliche, associazioni ambientaliste incluse, tranne le tre associazioni che si occupano dei morti di amianto: Avani, il cui presidente è Silvio Mingrino, volto pavese della lotta contro l’asbesto che gli ha ucciso i genitori, non è stata inserita nell’elenco dei soggetti che dal processo si aspettano almeno un risarcimento. Avani è stata esclusa (come Contramianto e l’Osservatorio nazionale amianto) a causa di un vizio a metà tra il formale e il procedurale. Comune, Provincia, Regione, Asl, Unione di Campospinoso-Albaredo, Inail sono stati annoverati tra le parti lese. Ma il giudice Luisella Perulli, nell’ordinanza letta alle 14, dopo oltre tre ore di camera di consiglio, ha attribuito ad Asl e Stato una responsabilità «autonoma e propria» in un eventuale procedimento civile. Con ciò ha respinto (ma solo in parte) la richiesta degli avvocati delle parti lese di coinvolgere gli enti in questo processo in qualità di responsabili civili. «Sostanzialmente per la prima volta un giudice si pronuncia, benchè non con una sentenza – ha commentato Marco Casali, avvocato di parte delle vittime – con un’ordinanza dalla valenza dirompente. E’ come avesse detto che lo Stato è responsabile nella misura in cui ha tardato ad applicare una direttiva comunitaria e l’Asl in quanto organismo deputato a svolgere i controlli. Era logico che non li potesse chiamare in questo procedimento. Sarebbe stato ritualmente scorretto, non essendoci l’Asl tra gli imputati». Stesso parere da parte del collega, l’avvocato Luca Angeleri: «Ordinanza impeccabile. Ci basta che il giudice abbia riconosciuto agli enti una responsabilità “autonoma e propria”». Ieri mattina, in tribunale a Voghera, la terza udienza del processo Fibronit ha visto i legali protagonisti in un’ora di dibattimento a porte chiuse in cui i difensori hanno sollevato eccezioni sull’ammissibilità delle associazioni ambientaliste «in quanto non hanno nel loro statuto la salvaguardia della vita dei dipendenti», ha spiegato l’avvocato Pietro Folco Pistolesi, e allo stesso modo delle associazioni legate alle vittime dell’amianto «perchè costituite molto dopo». Nel primo pomeriggio il giudice ha letto l’elenco dei soggetti legittimati ai danni: circa 200 privati ad eccezione di sei casi respinti per vizi di forma, Inail, Legambiente, Medicina democratica, Associazione italiana morti amianto, Wwf, Comune di Broni, Unione Campospinoso-Albaredo, Provincia, Regione, Asl. Fuori: Contramianto, Ona e Avani.

Nel caso di Avani, il giudice avrebbe rilevato un errore di forma, contestando all’associazione di essere stata rappresentata il 3 maggio scorso, in sede di costituzione di parte civile, non dall’avvocato Ezio Bonanni, ma con procura speciale dal suo sostituto, l’avvocato Maria Rosa Carisano. Avani ha comunque deciso di andare avanti. «Ripresenteremo la richiesta il 6 giugno – ha fatto sapere l’avvocato Bonanni – La nostra come quella di Contramianto e Ona. Se dovesse essere respinta valuteremo con gli assistiti se fare ricorso in Cassazione».

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