Fibronit, la difesa chiede nuove perizie

BRONI. L’associazione «Avani» di Silvio Mingrino è stata ammessa dal giudice dell’udienza preliminare tra le parti civili nel procedimento Fibronit. La decisione è stata assunta ieri dal giudice Luisella Perulli. Ma la giornata di ieri ha segnato anche un altro passaggio fondamentale. I difensori dei dieci indagati per disastro doloso e omicidio colposo plurimo hanno anticipato l’intenzione di chiedere che si proceda con il rito abbreviato, ad una condizione: lo svolgimento di una nuova perizia medico legale sulle centinaia di persone morte o ammalate e per le quali, al momento, si presume che il responsabile siano state le fibre di amianto. Le ragioni di questa scelta le spiega l’avvocato Pietro Folchi Pistolesi, che difende Claudio Del Pozzo: «Il periodo di latenza tra i contatti con le fibre di amianto e l’insorgenza della malattia polmonare parte da venticinque anni ma può arrivare addirittura a quarant’anni. Si tratta di capire, caso per caso, quando la malattia sia insorta, come sia insorta e se l’eventuale esposizione alle fibre di amianto possa aggravare la malattia o accelerare il decesso». Il ragionamento dei difensori, quindi, riguarda il nesso di causa esistente tra l’attività industriale della ex Fibronit e la serie di persone morte o malate in modo grave. Un nesso che, dicono, va specificato nella maniera più puntuale possibile, per evitare che gli ex titolari della fabbrica siano chiamati a rispondere anche di episodi che non sono stati provocati dall’esposizione alle fibre di amianto. Va detto, comunque, che negli atti dell’indagine esistono già relazioni di consulenze tecniche a carattere medico legale. Relazioni che concludono a favore del rapporto tra malattia e attività industriale in zona. Tra l’altro, le indagini si sono protratte a lungo proprio per consentire ai consulenti della Procura di accertare i singoli aspetti del caso. Ovviamente i difensori chiedono di avere una perizia “super partes”, disposta cioè dal giudice. Un ulteriore accertamento che richiederebbe, in ogni caso, un certo numero di mesi per essere portato a termine. La decisione in materia spetta al giudice dell’udienza preliminare, Luisella Perulli, e potrebbe essere comunicata già in occasione della prossima udienza, fissata al 9 luglio. Alcuni difensori, tra l’altro, hanno formulato anche un seconda richiesta; una perizia tecnica sui macchinari utilizzati all’interno della ex Fibronit che, secondo gli avvocati, sarebbero stati all’avanguardia nel panorama europeo per quanto riguardava la lavorazione dell’amianto. Lavorazione che, in ogni caso, venne messa definitivamente fuori legge dallo Stato italiano nel 1992. Anche su questa richiesta dovrà esprimersi il Gup. Nel frattempo, il giudice ha sciolto il nodo procedurale che riguardava la costituzione dell’associazione Avani, tenuta in sospeso in occasione dell’udienza dello scorso 6 giugno. La causa era stata, semplicemente, la presenza di un avvocato al posto di un altro. Un problema che è stato superato ieri, quando l’associazione ha rinnovato la richiesta di costituzione di parte civile e il giudice l’ha accolta.

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